Ieri sera, in una fredda serata davanti al camino, mi sono immerso nella lettura di un inquietante articolo del prestigioso New Yorker. Raccontava dell’omicidio, in pieno centro a Manhattan, dell’amministratore delegato della potente UnitedHealthcare, una delle maggiori compagnie di assicurazioni sanitarie americane.

L’articolo, firmato da Jia Tolentino, va oltre i dettagli già noti e colpisce per un titolo che mi ha lasciato senza fiato:

“Un uomo è stato ucciso a sangue freddo e voi ridete?” (“A Man Was Murdered in Cold Blood and You’re Laughing?”).

Il riferimento è al turbolento dibattito esploso sui social media, dove alle condanne per la violenza si contrappongono commenti cinici, emoticon di applausi e persino risate. Si può davvero arrivare a questo? Purtroppo sì, e forse anche oltre.

Mentre leggevo, il ricordo è tornato a un film che, da giovane, mi scosse profondamente: “Caro papà” di Dino Risi (1979). Una storia che intreccia dramma personale e tensioni sociali, ambientata in un’Italia dilaniata dal terrorismo politico e dalle disuguaglianze. Vittorio Gassman interpreta un dirigente aziendale di successo, ma estraneo al figlio, un giovane alienato che nasconde un terribile segreto.

Proprio come l’omicidio di Manhattan, anche il film affronta temi universali e inquietanti: il potere aziendale sotto accusa, le tensioni sociali, la violenza ideologica. In entrambi i casi, c’è un dramma individuale che si specchia in una critica più ampia ai mali della società.

Eppure, ciò che più mi colpisce è l’eco visiva tra realtà e finzione. La scena di quel giovane che, in “Caro papà”, impugna la pistola e spara riecheggia con forza le immagini di tre giorni fa: l’uscita da un albergo, la strada di una grande metropoli (nel film è Montréal), l’aggressione alle spalle. A sangue freddo.

Una brutalità che non lascia spazio a giustificazioni, ma che ci impone di riflettere. Su di noi, su dove stiamo andando, e su quanto fragili siano diventate le barriere tra conflitti personali e un odio che, troppo spesso, diventa pubblico e spietato. Un odio reale, quanto e più della finzione.

***

“Caro papà” è disponibile in streaming su RaiPlay.


Articolo visibile anche su: LinkedIn, Facebook


© Gianluca Sposito