
Due case vacanza per due assassini: questo, in sintesi, il caotico e sanguinolento thriller sudcoreano di Netflix (diretto da Mo Wan-il e Son Ho-young).
La serie si sviluppa attraverso un’intricata rete di narrazioni interconnesse, in cui due storie in particolare, apparentemente distanti nel tempo e nello spazio, sono tragicamente legate da un inesorabile sistema di causa-effetto, e nelle quali prevalgono ingiustizia e follia omicida.
“Se un albero cade in una foresta e non c’è nessuno nei paraggi che possa sentirlo, fa rumore?”. È con questa domanda, recitata a turno da diversi personaggi, che si apre ciascuno degli otto episodi della serie. Si tratta di un profondo e complesso interrogativo formulato originariamente dal filosofo e teologo irlandese George Berkeley per mettere in discussione i fondamenti della percezione, della scienza e dell’esistenza stessa. Secondo Berkeley, la risposta a quella domanda era inequivocabile: l’albero farebbe rumore solo se qualcuno fosse lì a percepirlo. Per lui ogni cosa esiste solo se percepita.
Invece, gli autori del thriller vi rispondono in maniera particolare e diversa: anche ciò che sembra passare inosservato contribuisce a plasmare il destino dei personaggi e a costruire un complesso tessuto di cause ed effetti, in cui il confine tra bene e male, giusto e sbagliato, diventa sempre più labile e confuso.
A fare da ponte tra la storia del passato e quella del presente è il personaggio detto “la cacciatrice” (interpretato dalla nota Lee Jung-eun, già apprezzata in “Parasite”, “A Taxi Driver”, “Madre”): riesce, infatti, a risolvere i due casi centrali della trama sia come giovane poliziotta alle prime armi sia come comandante esperta e disincantata. Sviluppando quella che è addirittura una terza linea narrativa, che si intreccia con le altre due, fornendo (finalmente) un po’ di chiarezza e coerenza: è attraverso la sua indagine che il passato e il presente si fondono, rivelando come le azioni, i traumi e le decisioni del passato continuino ad avere inesorabilmente conseguenze sul presente.
In definitiva, le azioni hanno sempre delle conseguenze, anche quando nessuno sta guardando.
Se ce la fate a superare una prima fase di disorientamento narrativo che le prime puntate generano, allora potete farcela e poi valutare, nel complesso, se c’è finalmente ordine in quel caos.
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“Leggiamo un film?: Parole e film da ricordare” di Gianluca Sposito, Intra, 14 luglio 2024, 127 pp., 15,00 €.
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