Sara e Aurora sono due gemelle. Hanno 26 anni e vivono a Marigliano, in provincia di Napoli. Aurora ha un compagno, Mario, e una bambina di quattro anni. Da tempo cercano lavoro: è complicato, non se ne trova, e quello che si trova deve per forza bastare.

Si avvicina il periodo natalizio e accettano di lavorare in una fabbrica appena messa in piedi: una fabbrica di fuochi d’artificio. Non l’hanno mai fatto, questo lavoro, ma al titolare va bene lo stesso. La paga giornaliera è di 20 euro – non è poco: è quel che c’è.

Il primo giorno di lavoro conoscono Samuel. Ha diciotto anni, una moglie di 17 e una figlia di 4 mesi. Scoprono che ha lavorato per tre mesi da magazziniere, senza essere mai pagato; e scoprono che anche per lui la paga è di 20 euro al giorno – non è poco, è quel che serve alla sua nuova famiglia per non far pesare alla suocera una convivenza per il momento necessaria.

Il primo (?) giorno di lavoro si conclude con un’esplosione: la fabbrica non c’è più. E non ci sono più Sara, Aurora e Samuel. Non ci sono più nemmeno i loro corpi. Non c’è più nemmeno la dignità di un ultimo saluto.

Si apre un’indagine, veloce ed efficace: la fabbrica è intestata ad una tredicenne. Il vero proprietario viene indagato. Poi tutto appare sfumato – una scelta dovuta al fatto che questa, come altre storie, si ripetono e finiscono sempre allo stesso modo…

Tutto quello che avete letto non lo trovate su nessuna piattaforma di streaming: purtroppo è solo realtà.

In ricordo di Sara, Aurora, Samuel e di tutti quei lavoratori morti, uccisi da onestà e dignità.


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© Gianluca Sposito