Da qualche anno l’aspirazione di qualunque cosa o persona è soltanto una: essere resiliente. Un termine che c’era, sì, ma che nessuno usava. Poi, improvvisamente…

Inizialmente tecnico, utilizzato principalmente in ambiti come l’ingegneria e la psicologia, ha progressivamente assunto significati nuovi e più vicini alla vita quotidiana. Ma cosa significa davvero “resilienza” e perché il suo utilizzo è esploso in tempi recenti?

La parola deriva dal latino ‘resilire’, che significa “saltare indietro” o “rimbalzare”. In origine, descriveva la capacità dei materiali di assorbire energia e tornare alla loro forma iniziale senza rompersi. Questo concetto tecnico è poi stato adottato dalla psicologia per indicare la capacità degli individui di affrontare le avversità, adattarsi alle difficoltà e persino trarne forza per crescere. Durante la pandemia, queste qualità sono diventate essenziali, e “resilienza” è emersa come una parola chiave per descrivere lo spirito di adattamento collettivo a fronte delle crisi.

Diversi studiosi hanno analizzato questa improvvisa e massiccia diffusione. L’Accademia della Crusca ha sottolineato come il termine sia diventato un pass-partout, un simbolo della nostra capacità di affrontare le difficoltà senza spezzarci. Per Treccani, la parola ha assunto una connotazione quasi aspirazionale, evocando non solo una competenza psicologica, ma anche un ideale: qualcosa che possiamo acquisire e rafforzare con il tempo. La resilienza, insomma, non è più vista solo come una qualità innata, ma come un obiettivo alla portata di tutti.

Non sorprende che durante la pandemia “resilienza” sia diventata un punto di riferimento per descrivere il comportamento di persone, comunità e istituzioni. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), introdotto dall’Unione Europea per affrontare le conseguenze economiche e sociali della crisi, ha ulteriormente consolidato la centralità del termine nel linguaggio contemporaneo. Questo legame tra resilienza e capacità di superare crisi globali ha fatto sì che la parola entrasse nel discorso politico, sociale e culturale, divenendo una sorta di mantra per un futuro più stabile e sostenibile.

Oggi, parlare di resilienza significa raccontare una storia di trasformazione. È il simbolo di un’umanità che, nonostante le difficoltà, sceglie di rimettersi in piedi, di imparare dal dolore, di immaginare un futuro migliore. Una parola semplice, ma potente, che ci ricorda che anche nelle tempeste più dure possiamo trovare la forza di andare avanti e crescere.


Articolo visibile anche su: LinkedIn, Facebook


© Gianluca Sposito