Il 17 giugno di ogni anno non riesco a non pensare a quelle manette esibite in diretta TV, all’ora di pranzo, su quella stessa Rai che lo aveva reso celebre.

Non riesco a non ricordare l’espressione di mia madre, insegnante e donna di buona cultura, che – come molti – per un attimo diede credito a quella fiducia che la giustizia, nell’immaginario idilliaco del cittadino onesto, riesce a suscitare. Insomma: “per arrivare ad arrestarlo…”.

Non ricordo quale fu poi il suo atteggiamento. Se prevalse il dubbio, il senso critico, l’abbandono del pregiudizio comune – come spero. Avevo solo dieci anni, e la vicenda Tortora ha acceso in me, soprattutto da giurista adulto, molte riflessioni. Perché non è solo un drammatico errore giudiziario: è anche una pagina di miseria umana.

Sì, perché uomini e donne di ogni estrazione sociale e ruolo si scatenarono nel fare a pezzi l’immagine di una persona perbene, un’icona televisiva, trasformata in un attimo in un “cinico mercante di morte”.

Queste – proprio queste – furono le parole pronunciate in aula da uno dei magistrati dell’accusa, Diego Marmo, sulla base del nulla. Sempre lo stesso, chiederà poi scusa alla famiglia Tortora, ma dopo aver portato serenamente a termine la propria carriera in magistratura.

Oggi, a 42 anni esatti da quel 17 giugno 1983, sono state diffuse le prime immagini della serie televisiva firmata da Marco Bellocchio, in uscita nel 2026. Si intitola “Portobello”, e vede Fabrizio Gifuni nel ruolo del giornalista e presentatore Enzo Tortora. Del quale è sempre bene ricordare la forza e la dignità con cui cercò, per quanto e fino a quando poté, di resistere all’indicibile.

https://www.rainews.it/video/2025/06/le-prime-immagini-di-portobello-nel-giorno-dellanniversario-dellarresto-di-enzo-tortora-fd6a6f98-da4f-401c-97ed-e1595a8df0a0.html

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© Gianluca Sposito


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