La serie spagnola “Il giardiniere”, ideata da Miguel Sáez Carral, è un thriller psicologico, disponibile su Netflix dall’11 aprile. Protagonista è Elmer, giovane e silenzioso giardiniere (interpretato da Álvaro Rico) cresciuto sotto il controllo ossessivo della madre China Jurado (Cecilia Suárez), a capo di un’organizzazione di omicidi su commissione. La storia si svolge tra serre, fiori e violenza sommersa.

Ora, va bene parlare di un prodotto visivamente curato, ma parlarne troppo (come sta avvenendo), e in toni di puro entusiasmo, mi sembra eccessivo. La trama – tanto incensata da alcuni critici – non colpisce e non convince. Il ritmo è talvolta lento. E anche la componente romantica – che altri critici rilevano come giocare un ruolo chiave – è piuttosto banale.

Quindi, diciamo piuttosto che “Il giardiniere” colpisce nel segno solo perché gioca abilmente con ingredienti che piacciono al pubblico contemporaneo (che si accontenta sempre di più…). Ma, al di là dell’effetto sorpresa, dell’esaltazione temporanea perché in giro c’è anche di peggio, non è una serie memorabile e non arriveremo a parlare di lei anche a Natale.

p.s. l’immagine della locandina (che accompagna questo post), davvero molto bella, è il meglio della serie.


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