
“La coda del diavolo” si tuffa nell’oscurità di una Sardegna cupa e invernale, lontana da spiagge soleggiate e cartoline turistiche. Al centro della vicenda c’è Sante Moras (Luca Argentero), ex poliziotto dal passato tormentato, ora guardia carceraria accusata ingiustamente di un brutale omicidio. 🕵️♂️ In fuga per dimostrare la propria innocenza, Sante si unisce alla giornalista Fabiana Lai (Cristiana Dell’Anna) mentre cerca di sfuggire al commissario Lago (Francesco Acquaroli). Su carta, la trama promette un thriller ad alta tensione con dilemmi morali; sullo schermo, però, il risultato è meno convincente.
📚 Origine letteraria e ambizione cinematografica
Il film si ispira al romanzo omonimo di Maurizio Maggi, che aveva già attirato l’attenzione per i suoi personaggi complessi e ambientazioni suggestive. Tuttavia, la trasposizione cinematografica di Domenico De Feudis sembra incapace di trasmettere appieno la profondità del libro. Un problema frequente quando si adattano opere letterarie ricche di introspezione, come già visto in altri thriller non solo italiani.
🎬 Perché vederlo (o no)
Le performance attoriali rappresentano il vero punto di forza. Luca Argentero si allontana dai suoi ruoli più popolari per calarsi nei panni di un uomo perseguitato, e funziona. Cristiana Dell’Anna regala una solida controparte e Francesco Acquaroli è magnetico nei panni di Lago. Ma, purtroppo, questo cast d’eccellenza è incastrato in una narrazione che non mantiene le promesse. 🌀 La tensione non esplode mai davvero, e il ritmo narrativo, spesso troppo lento, rende il film meno coinvolgente di quanto vorrebbe essere.
🌍 Location e atmosfere
La Sardegna rappresentata è un colpo d’occhio: fredda, dura, ostile. Un’ambientazione che ricorda certe atmosfere di La terra dell’abbastanza o Anime nere, ma senza mai raggiungere la stessa intensità emotiva. La regia cerca di trasformare i paesaggi in un personaggio, ma manca la magia necessaria per imprimere queste immagini nella memoria dello spettatore.
⚠️ Le criticità
La sceneggiatura è il tallone d’Achille del film. Nonostante le premesse intriganti, i colpi di scena sono prevedibili (qualcuno è addirittura incomprensibile) e l’arco narrativo principale si appiattisce in una risoluzione convenzionale. ❌ Gli stessi dilemmi morali che avrebbero potuto sollevare domande profonde si perdono in dialoghi scontati e in un trattamento poco incisivo dei personaggi secondari.
📺 Dove vederlo
Se siete curiosi, potete guardare il film su Sky o in streaming anche su NOW. Ma attenzione: non aspettatevi il nuovo capolavoro del thriller italiano. È un prodotto ben confezionato, ma senza un cuore pulsante.
Conclusione
“La coda del diavolo” è come un sentiero che promette di condurre nel buio, ma si interrompe a metà strada. 🎭 Ottime interpretazioni e ambientazioni evocative non bastano a mascherare i problemi di scrittura e la mancanza di originalità. Una visione interessante per chi apprezza il genere, ma non indimenticabile.
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© Gianluca Sposito