
Non ho letto il libro di Scurati. E mi chiedo: quanto la serie Sky (disponibili da oggi le prime due puntate) ne rispecchia contenuti e stile? Perché non mi fa venire la voglia di leggerlo.
Vi spiego le mie perplessità. È indubbiamente una serie molto originale, dominata da un Luca Marinelli bravissimo nel fare quello che gli chiedono di essere e di fare. Ma il problema è proprio questo: l’immagine che viene data di Mussolini è quella del guitto, del saltimbanco, quasi della macchietta, pure ossessionato dal sesso. Si ridicolizza – per sminuire – ciò che però all’epoca ridicolo non era affatto e ‘bucava’ schermi e anime.
In sostanza, per dire ciò che si può anche dire con serena oggettività – cioè che, come altri personaggi, fosse un dittatore ipocrita, cinico e violento – lo si fa scegliendo un registro che ce lo propone in modo, a mio avviso, discutibile e fuorviante. Ad esempio, anche il suo celebre stile comunicativo tutto era tranne che ridicolo e banale, mentre nella serie è da “avanspettacolo”.
Qualcuno potrà osservare che si tratta, al più, di una chiave di lettura grottesca, e che già Chaplin aveva proposto l’immagine parodiata dei dittatori italiano e tedesco. Ma Chaplin aveva avuto il coraggio di farlo sotto il loro naso e a guerra in corso…
Nell’affrontare pezzi di storia simili, il rischio è sempre o la demonizzazione o la semplificazione irridente. Tuttavia, ciò che riguarda Mussolini e i dittatori, in genere, fa sorridere poco. E far sorridere così, pur rispettando la scelta narrativa e autoriale, non mi entusiasma.
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“M – Il figlio del secolo”, tratta dall’omonimo romanzo di Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega nel 2019 è una serie diretta da Joe Wright. Esplora l’ascesa al potere di B. M. e la nascita del fascismo in Italia, coprendo il periodo dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento nel 1919 fino all’omicidio di Giacomo Matteotti nel 1924. È disponibile su Sky dal 10 gennaio.
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Testo di © Gianluca Sposito. Tutti i diritti riservati.
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