
Netflix lo piazza nella categoria thriller. Guardi il trailer e pensi che possa esserlo davvero. Un’ambientazione raffinata nel sud della Francia, una bellissima villa trasformata in un’accogliente struttura ricettiva, una famiglia che arriva per una vacanza apparentemente perfetta. E poi il dettaglio che cambia tutto: il personale che lavora nel resort sembra nascondere qualcosa. Osservano, parlano tra loro sottovoce, sorridono in modo strano. Forse stanno tramando qualcosa contro i ricchi ospiti?
Sembra una premessa interessante. Forse c’è una tensione sociale latente, un conflitto di classe che esploderà in modo sorprendente? Magari un gioco psicologico alla Parasite, dove gli equilibri di potere tra chi serve e chi viene servito si ribaltano. O magari un thriller che lascia senza fiato, con una cospirazione che si svela poco a poco, tenendo lo spettatore incollato allo schermo.
Ma no. Niente di tutto questo accade.
Si aspetta. Si aspetta ancora. Si osservano piccole crepe nei rapporti tra i membri della famiglia protagonista. È interessante assistere al facile sgretolamento morale di ciascun membro della famiglia, provocato da una ‘deliziosa’ (?) ospite. Si pensa: “Perché fa tutto questo? Ecco, sta per succedere qualcosa, presto capiremo.” Ma alla fine, dopo tutto questo tempo passato a costruire un’atmosfera di ambiguità, il film butta via tutto per trasformarsi nella più banale delle parabole horror.
Sì, perché non c’è nulla di più deludente di un film che pretende di essere raffinato, profondo, inquietante… e poi si riduce a un horror insipido, scontato e prevedibile. Se fosse stato onesto sin dall’inizio, dichiarando le sue reali intenzioni, almeno lo avremmo affrontato con il giusto spirito. Ma no: Delicious gioca a fare il thriller psicologico, lasciando che lo spettatore costruisca aspettative sempre più alte, solo per poi rifilargli il nulla più assoluto.
Se pensate di guardarlo, fermatevi. Fate altro. Davvero, qualsiasi altra cosa.
Disponibile su Netflix (ma vi ho avvisati).
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