“A Deadly American Marriage – Il caso Jason Corbett” è disponibile su Netflix dal 9 maggio. Si tratta di una miniserie true crime di taglio documentaristico che ricostruisce un caso giudiziario tra i più controversi degli ultimi anni.

Jason Corbett era un uomo d’affari irlandese, vedovo e padre di due figli. Aveva assunto Molly Martens, giovane americana, come au pair per assistere i suoi bambini. La relazione tra i due si trasformò presto in un matrimonio, e la famiglia si trasferì negli Stati Uniti. Ma la notte del 2 agosto 2015, nella casa di famiglia in North Carolina, Jason venne trovato morto, ucciso con un mattone e una mazza da baseball.

A ucciderlo furono proprio Molly e suo padre, l’ex agente dell’FBI Thomas Martens, che sostennero di aver agito per legittima difesa: Jason, dissero, era un uomo violento, che abusava fisicamente e psicologicamente di Molly. Ma la famiglia di Jason ha sempre sostenuto una verità opposta: un omicidio pianificato, con il fine ultimo di ottenere l’adozione dei due figli e impedirne il ritorno in Irlanda.

La miniserie — firmata da Jessica Burgess e Jenny Popplewell — dà voce a entrambe le parti, e il risultato è disturbante e stratificato. Tra le testimonianze più toccanti ci sono quelle dei figli, Jack e Sarah: inizialmente schierati con Molly, hanno successivamente ritrattato tutto, raccontando pubblicamente di essere stati manipolati. Oggi vivono in Irlanda con la zia paterna.

Questo titolo si inserisce nel filone sempre più ampio dei true crime familiari, e lo fa con un equilibrio narrativo che costringe lo spettatore a interrogarsi, a ogni episodio, su quale sia davvero la verità. Non ci sono mostri semplici o eroi puliti: ci sono solo esseri umani, errori, omissioni, verità che si sfaldano sotto il peso del sospetto.

È una riflessione non solo su ciò che è accaduto, ma su come lo raccontiamo. Su quanto sia fragile la memoria, e quanto facile sia alterare i ricordi, i racconti, la giustizia stessa.

Perché la verità è ambigua, mobile, interpretabile, mutevole, plasmabile, sfuggente.E, spesso, non è una sola.

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© Gianluca Sposito


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