Viviamo in un tempo in cui la satira pare impaurita, quando non proprio anestetizzata. E allora è quasi spiazzante, ma anche benefico, riscoprire (disponibile ora su Amazon Prime) un film come “I complessi” (1965), film a episodi diretto da tre maestri della commedia all’italiana — Dino Risi, Franco Rossi e Luigi Filippo D’Amico — che, con lucidità e ferocia, raccontano tre storie, tre protagonisti, tre “complessi”, declinati tra ridicolo e tragico, comicità e malinconia. 

Ma ciò che sorprende, a sessant’anni di distanza, è l’attualità dei meccanismi narrativi e l’efficacia affilata di un umorismo che sa essere tanto intelligente quanto corrosivo.

Nel primo episodio — “Una giornata decisiva” (Risi) — ritroviamo Nino Manfredi nei panni di Quirino Raganelli, umile impiegato aziendale. Durante una gita di lavoro cerca di dichiararsi a Gabriella (Ilaria Occhini), ma la timidezza lo tradisce e finisce per ritrovarsi, suo malgrado, tra le attenzioni di una collega meno affascinante ma più spigliata. Una satira fine della paura di non essere all’altezza, accompagnata da un finale agrodolce che resta nella memoria.

Segue “Il complesso della schiava nubiana” (Rossi), con Ugo Tognazzi nel ruolo del prof. Gildo Beozi, moralista bigotto. Ossessionato dallo scandalo che potrebbe scaturire da una scena di erotismo passato della moglie, parte a caccia di fotogrammi compromettenti. Tra retate e situazioni farsesche, il moralismo ottiene la sua punizione: finisce nella trappola dell’ipocrisia stessa che voleva combattere.

Chiude l’episodio più celebre, “Guglielmo il dentone” (D’Amico): Alberto Sordi, nei panni di Benedetto Guglielmo Bertone, intellettuale brillante ma sfigurato da una dentatura pronunciata, partecipa a un concorso per diventare lettore del telegiornale. Supera prove in ben otto lingue, cavilli giuridici e scioglilingua impossibili. L’ironia? Nonostante il talento, il volto “non fotogenico” lo rende outsider. Ma è proprio quella sua forza autentica e schietta a sorprenderci.

Sessant’anni dopo, “I complessi” conserva un’ironia tagliente e una capacità di far ridere e pensare insieme. Sembra incredibile, ma non c’è più nulla di simile: seriando nevrosi, paure e ipocrisie della società con intelligenza e ferocia.

Il film non cerca mai la risata facile, ma costruisce satire illuminate da una penna stilistica limpida, sorretta da attori di eccezionale talento — Manfredi, Tognazzi, Sordi — ognuno capace di incarnare un “complesso” universale: l’amore non corrisposto, la paura dello scandalo, l’ossessione della bellezza. Eppure, proprio attraverso questi limiti umani, scoprono la forza paradossale del ridicolo.

Se il cinema moderno ha dimenticato quanto possa essere liberatorio farci beffe di noi stessi, “I complessi” resta una lezione illuminante e senza tempo.

Disponibile ora su Amazon Prime Video: un’occasione per (ri)scoprire la potenza della commedia che, con grazia, graffia. E avere la certezza di come non ci sia più.

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© Gianluca Sposito


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