“Il giorno della civetta” (1968), ora disponibile su Amazon Prime Video, è un film da (ri)scoprire. Diretto da Damiano Damiani, tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 1961 da Leonardo Sciascia, rappresenta una delle prime e più efficaci denunce cinematografiche della mafia, in anni in cui perfino pronunciare quella parola, “mafia”, era considerato inopportuno se non sconveniente.

La storia prende le mosse da un delitto apparentemente inspiegabile in un piccolo centro siciliano. Un imprenditore viene ucciso in pieno giorno e nessuno sembra aver visto nulla. Il capitano dei carabinieri, Bellodi (interpretato da un giovane e intenso Franco Nero), giunto dal nord Italia, prova a far luce su quella che appare da subito una classica esecuzione mafiosa. Il suo tentativo di trovare testimoni, di sfidare le connivenze e l’omertà, si scontra con un sistema di silenzi, paure e poteri occulti. A guidare quel sistema è un uomo insospettabile, rispettato, ambiguo: il boss Mariano Arena (un magnifico Lee J. Cobb), figura di inquietante modernità. Tra loro, nel mezzo, c’è anche la figura femminile di Rosa Nicolosi (interpretata da una splendida Claudia Cardinale), che incarna la dignità e la fragilità di una Sicilia lacerata.

Il film è diretto con uno stile asciutto e sobrio, come è nella cifra migliore del cinema civile italiano. Nessuna retorica, nessun folklore da cartolina, ma piuttosto una tensione costante, che si insinua sottopelle e soffoca lo spettatore come il caldo polveroso delle strade siciliane. La sceneggiatura firmata da Ugo Pirro è incalzante, lucida, con dialoghi taglienti e carichi di sottotesti. Le interpretazioni, anche nei ruoli minori, sono tutte di ottimo livello. Non c’è spettacolarizzazione della violenza, ma un lavoro costante di scavo nei rapporti di potere, nella codardia dei silenzi, nella responsabilità collettiva.

A distanza di più di cinquant’anni, “Il giorno della civetta” resta un film potentissimo, attuale, necessario. Un film che ha saputo parlare alla sua epoca senza compromessi, e che oggi ci parla ancora con forza, mentre tornano a galla le stesse dinamiche di insabbiamento, paura e collusione.

Un piccolo capolavoro del cinema italiano, di quelli che dovremmo far vedere nelle scuole.

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© Gianluca Sposito


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