
“Pong aveva una struttura minimalista: due barre verticali (le racchette), un quadrato che rimbalzava (la pallina), e un punteggio visualizzato in alto. Nessuna ambientazione, nessuna storia, solo un’interazione essenziale e comprensibile al primo sguardo. Una scritta sul cabinato chiariva tutto:
“Avoid missing ball for high score.”
(“Evita di perdere la palla per ottenere un punteggio alto”)
Fu un colpo di genio. Pong incarnava la lezione appresa con Computer Space: un’interfaccia chiara, un’azione diretta, una gratificazione immediata. Nessuna curva di apprendimento. Chiunque poteva giocare, chiunque poteva divertirsi (…) Il successo fu esplosivo. Atari vendette oltre 19.000 cabinati di Pong nei primi anni, dando il via a un’invasione di cloni, imitazioni e varianti, e gettando le basi per quella che presto sarebbe diventata l’“età dell’oro” dei videogiochi arcade (…) Con Pong, il videogioco uscì dai laboratori e diventò un’industria.”
Era il 1972.
“Storia del videogioco”, Edizioni Intra, 2025
Immagini a colori e QR code – Volume interattivo
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© Gianluca Sposito
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