Se c’è un film che ha saputo rendere le auto protagoniste assolute, quello è “Colpo all’italiana” (The Italian Job, 1969), con Michael Caine, all’origine dei tanti remake e successive reinterpretazioni.

L’ho rivisto recentemente e, per chi ama le auto d’epoca (come il sottoscritto), il vero spettacolo inizia già nella prima scena. Un’inquadratura sulle Alpi, una (celebre) strada che si snoda nel paesaggio e una Lamborghini Miura P400 Arancio Miura che danza con eleganza sulle curve. È una delle scene d’apertura più affascinanti mai girate… almeno finché la macchina non viene mandata a schiantarsi in una galleria. Ma attenzione: sul set furono usate due vetture. La splendida Miura che vediamo all’inizio era una vera P400 nuova, messa a disposizione direttamente dalla Lamborghini. L’auto che viene distrutta, invece, era una Miura già incidentata e irrecuperabile.

La Miura, uscita solo tre anni prima del film, era già una vettura straordinariamente famosa (una delle più belle mai disegnate) e si apprestava a diventare vera e propria leggenda (anche nei valori).

Ma la Miura non è la sola a soffrire in questo film. Due Jaguar E-Type, una coupé e una roadster, vengono pesantemente danneggiate per copione (è doloroso, però, vederlo…). Fortunatamente, dopo le riprese, entrambe le Jaguar furono sistemate e rivendute. Per fortuna, perché una E-Type è un altro pezzo di storia su quattro ruote.

E poi, ovviamente, ci sono le Mini Cooper, le vere stelle del film. Rosse, bianche e blu, diventano il simbolo dell’evasione e del genio britannico, regalandoci uno degli inseguimenti più iconici della storia del cinema. Tra i tetti di Torino, nelle fogne e persino attraverso un palazzo, le Mini dimostrano una maneggevolezza e un’agilità da urlo.

Tutto perfetto, direte? Beh, quasi. Perché bisogna dirlo: “Colpo all’italiana” è un film inglese, e non perde occasione per descrivere gli italiani come approssimativi, confusionari e inclini al disastro. E vogliamo parlare della scena in cui gli inglesi si stupiscono delle donne italiane, definite (e mostrate) “grosse” e rozze? Certo, l’umorismo inglese è anche questo, ma rivedendolo oggi si prova una certa stizza. Anche perché, senza le strade di Torino e senza il nostro scenario, questo film non avrebbe la metà del fascino che ancora oggi possiede.

“Colpo all’italiana” va visto perché è un tributo a un’epoca d’oro per il design automobilistico, una lezione di guida spericolata e il punto di partenza di una saga che ha avuto mille riprese, ma potrebbe non aver mai davvero superato l’originale.

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Testo di © Gianluca Sposito. Tutti i diritti riservati.

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