
Massimo Gramellini oggi sul Corriere della Sera, in un fondo dal titolo inequivocabile (“Jannik senza Edipo”), segnala una diversità estremamente positiva: quella di Sinner-figlio.
A differenza di altri che, al momento dell’errore, imprecano e se la prendono con il genitore in tribuna (vedi Tsitsipas), o che hanno visto la loro vita di successo realizzata e al tempo stesso distrutta dalla figura incombente di un genitore-tiranno (vedi Agassi), Sinner appare avvolto da un’incredibile nube di concretezza, semplicità e normalità di rapporti, anzitutto con i genitori.
È invece troppo frequente, nel tennis come in tutto il resto del mondo comune, “lo stereotipo del genitore frustrato che vuole realizzare sé stesso tramite la prole”. Quindi, “in un’epoca caratterizzata dall’estensione dell’adolescenza fino alla vecchiaia, il più bel regalo che i genitori abbiano fatto a Jannik è avergli permesso di diventare adulto da giovane”.
Come dargli torto? Occorre rendersi conto che un modo adeguato di crescere dei figli è accompagnarli, e non sostituirsi a loro; indicare, non obbligare; sorridere, non piangere. Lungo un percorso spesso tortuoso, che sicuramente può prevedere qualche sosta. Ma con una meta all’orizzonte: la libertà, nostra e loro.
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© Gianluca Sposito