
Su Amazon Prime è disponibile un documentario su una delle tragedie marittime più note del XX secolo. Ma il naufragio dell’Andrea Doria è anche un evento avvolto da misteri e reticenze che, a quasi settant’anni di distanza, continuano a far discutere storici, esperti e appassionati. Il disastro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1956, costò la vita a 46 persone, ma poteva essere molto più catastrofico: su quella nave viaggiavano oltre 1700 passeggeri e membri dell’equipaggio.
Le “reticenze” di cui si parla sono legate principalmente alle cause dell’incidente. L’Andrea Doria, nave simbolo del lusso e della modernità italiana, si scontrò con la Stockholm, un mercantile svedese. Ma come è stato possibile che due imbarcazioni, entrambe dotate di radar, non si siano evitate in una notte di mare calmo? Fin da subito, le versioni fornite dalle due parti furono contrastanti e incomplete. Gli ufficiali della Stockholm e quelli dell’Andrea Doria si accusarono a vicenda di errori di manovra, ma gli esiti delle indagini ufficiali non convinsero del tutto. Perché non si riuscì mai a stabilire con certezza chi avesse commesso il primo errore? Si trattò davvero solo di un tragico incidente, o ci furono altri fattori, magari economici o politici, a spingere verso un insabbiamento della verità?
Il silenzio attorno al disastro è stato alimentato anche dal comportamento delle compagnie armatrici, che si accordarono rapidamente per evitare una lunga battaglia legale e limitare i danni economici. Questo portò a una sorta di “muro del silenzio”, come lo definisce il documentario Andrea Doria – Il muro del silenzio (2024), che analizza le omissioni, le discrepanze e gli insabbiamenti che hanno caratterizzato le indagini. Secondo alcune teorie, il desiderio di salvaguardare la reputazione della navigazione commerciale potrebbe aver giocato un ruolo cruciale nel mantenere segrete molte informazioni.
A rendere ancora più affascinante e inquietante questa storia è il mistero che circonda il relitto stesso. Affondato a circa 70 metri di profondità al largo della costa di Nantucket, l’Andrea Doria è stato a lungo considerato il “Monte Everest dei sub” per la difficoltà e il pericolo delle immersioni sul relitto. Ma anche qui le domande si moltiplicano: cosa nasconde ancora quella nave? Si vocifera di preziosi carichi mai recuperati, di cabine rimaste intatte con i loro segreti, e persino di dettagli tecnici che potrebbero fornire nuove spiegazioni sull’incidente.
Queste zone d’ombra hanno ispirato opere come il documentario del 2006 (disponibile su Amazon Prime) Il naufragio dell’Andrea Doria – La verità nascosta, che si addentra proprio in questa rete di misteri, e il già citato Andrea Doria – Il muro del silenzio. Entrambi invitano il pubblico a riflettere su quanto sia stata raccontata solo una parte della storia, e su quanto rimanga ancora da scoprire.
L’Andrea Doria non è solo il simbolo di un naufragio, ma anche il riflesso di un’epoca in cui l’orgoglio tecnologico e commerciale veniva prima di tutto, spesso a scapito della trasparenza. Ancora oggi, il suo nome evoca non solo il dolore di una tragedia, ma anche la fascinazione per ciò che rimane nascosto, sotto le onde del mare e dietro le parole non dette.
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Testo di © Gianluca Sposito. Tutti i diritti riservati.
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