
Durante il ventennio fascista, il regime di Benito Mussolini intraprese una serie di iniziative volte a plasmare l’identità nazionale italiana, intervenendo persino sulle modalità di comunicazione quotidiana. Tra queste, spicca l’imposizione dell’uso del “voi” come forma di cortesia, in sostituzione del “lei”, considerato di derivazione spagnola e quindi estraneo alla tradizione italiana.
L’adozione del “voi” trovava giustificazione nel richiamo alle radici latine e romane dell’Italia, in linea con l’ideologia fascista che esaltava la romanità. Il “lei” era percepito (erroneamente) come un residuo dell’influenza straniera, e la sua sostituzione con il “voi” mirava a purificare la lingua italiana da elementi ritenuti estranei.
Questa politica linguistica faceva parte di un più ampio progetto di autarchia culturale, volto a rafforzare l’identità nazionale attraverso la lingua. Il regime non si limitò a promuovere il “voi”, ma intraprese anche una campagna contro l’uso di termini stranieri, sostituendoli con equivalenti italiani.
Nonostante gli sforzi del regime, l’imposizione del “voi” non ebbe un successo uniforme. In alcune regioni, specialmente nel Sud Italia, il “voi” era già in uso come forma di cortesia, facilitando l’adozione del decreto. Tuttavia, in altre aree, l’uso del “lei” rimase radicato, e l’imposizione del “voi” fu percepita come un’ingerenza artificiale nelle abitudini linguistiche consolidate.
Dopo la caduta del fascismo, l’uso del “voi” come forma di cortesia declinò rapidamente, associato com’era alle imposizioni del regime. Il “lei” tornò a essere la forma di cortesia predominante nella lingua italiana, mentre il “voi” rimase in uso in alcune aree del Sud, ma senza le connotazioni politiche precedenti.
La lingua può spesso diventare un campo di battaglia ideologico, con il potere politico che tenta di modellare le espressioni quotidiane per riflettere e rafforzare la propria visione del mondo.
Dunque attenti, voi! – No, no, meglio: attento, lei!
p.s. l’espressione “A noi” (risalente a D’Annunzio e fatta propria dai fascisti) non c’entra nulla con la querelle del lei/voi, perché il riferimento è a “la morte” (“A noi la morte”), esprimendo l’indifferenza e il disprezzo per il pericolo e la morte, in un atteggiamento di sfida e coraggio di fronte alle avversità.
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Totò: “A noi!”
Cittadini: “Sì, a voi e a tutta la famiglia vostra!”
(“I due marescialli” di Sergio Corbucci, 1961)
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