Ambientata in un mondo retro-futuristico che richiama l’estetica degli anni Cinquanta, la serie “Hello Tomorrow!” (2023) segue le vicende di Jack Billings, interpretato da Billy Crudup, un carismatico venditore a capo di un gruppo di commessi viaggiatori che propongono multiproprietà sulla Luna.

10 episodi di circa 30 minuti per capire (si capirà?) se si tratta di un colossale truffa architettata dal protagonista. Ma, al di là di tutto, si resta a mio avviso incantanti dalla fantasia degli autori e degli scenografi per il contesto che realizzano e propongono agli spettatori: fantascienza, gusto retro, molta America anni ’50 e una vena nostalgica che emerge prorompente.

Da vedere, soprattutto per gli appassionati del genere retro-futuristico, che in un attimo ricorderanno (non è un paragone, per carità, ma solo un richiamo tematico) altre opere simili.

Il retro-futurismo, del resto, è un genere affascinante che unisce estetiche del passato con visioni futuristiche, creando universi immaginari in cui la nostalgia e l’innovazione convivono in modo straordinario.

Uno dei pionieri del retro-futurismo è senza dubbio “Metropolis”, diretto da Fritz Lang nel 1927. Questo capolavoro del cinema muto ci porta in una città futuristica con una netta separazione tra le classi sociali, esaminando l’impatto dell’industrializzazione e le disuguaglianze attraverso una visione estetica che ancora oggi incanta.

A distanza di decenni, Terry Gilliam con “Brazil” (1985) ha offerto una distopia surreale e burocratica, in cui il futuro e il passato si fondono in un’estetica che oscilla tra l’onirico e il distopico.

Negli anni ‘90, “The Rocketeer” (1991) ha portato lo spettatore negli anni ‘30, con la storia di un pilota che scopre un jet pack sperimentale. Il film è un perfetto esempio di come l’immaginazione tecnologica possa essere immersa nell’atmosfera retrò dell’epoca.

Successivamente, “Sky Captain and the World of Tomorrow” (2004) ha reso omaggio ai serial degli anni ’30 e ’40, con robot giganti, misteri globali e un design art déco che ha saputo catturare lo spirito del retro-futurismo.

Più recentemente, “Tomorrowland” (2015) ha presentato una visione utopica ispirata all’ottimismo tecnologico degli anni ’50 e ’60, portando sul grande schermo un mondo parallelo dove la scienza e il design sembrano appartenere a un futuro sognato nel passato.

Questi film, come “Hello Tomorrow!”, non sono solo racconti di fantasia, ma riflessioni sul rapporto tra passato, presente e futuro. Offrono un’esperienza visiva unica e una narrazione che combina il fascino della nostalgia con l’entusiasmo per le possibilità che la tecnologia e l’immaginazione possono offrire. Ogni opera è un viaggio in un mondo dove il futuro che avremmo potuto immaginare convive con il fascino del tempo che non c’è più.

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Immagine generata tramite IA su prompt di © Gianluca Sposito. Tutti i diritti riservati.

Testo di © Gianluca Sposito. Tutti i diritti riservati.

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