Una domanda che mi accompagna da molti anni, e che i miei studenti di Argomentazione giuridica mi hanno sentito ripetere più volte: perché leggere e studiare il diritto deve essere, talvolta, così difficile?

Chi abbia preparato un esame universitario, un concorso o un’abilitazione professionale conosce bene quella sensazione: manuali che sembrano voler dire tutto, pagine sempre più dense, periodi interminabili, linguaggio spesso involuto, apparati grafici che promettono di facilitare lo studio e finiscono invece per frammentare la lettura.

Quasi che la difficoltà di un testo fosse, di per sé, una garanzia della sua qualità scientifica e della sua efficacia didattica.

Eppure il diritto è già una disciplina complessa. Non ha bisogno che lo sia anche il modo in cui viene raccontato. Tutt’altro.

Negli anni mi sono convinto che molte cose, nell’editoria giuridica, siano sopravvissute più per abitudine che per reale utilità. Si continua spesso a riprodurre modelli redazionali e linguistici consolidati, dando quasi per scontato che il linguaggio giuridico debba essere inevitabilmente pesante, ridondante e distante da chi legge.

Io non lo credo.

Rigore scientifico e chiarezza non sono valori in conflitto. Al contrario: un concetto davvero compreso è quasi sempre un concetto che può essere spiegato con precisione e semplicità.

Per questo, come direttore editoriale di Edizioni Intra, ho voluto una collana che provasse a seguire una strada diversa.

È nata così Brĕvitĕr.

Volumi essenziali, linguaggio chiaro, impaginazione lineare, capitoli brevi e autosufficienti. Nessuna rincorsa all’enciclopedia. Nessuna illusione che un buon manuale debba necessariamente dire tutto. Piuttosto, il tentativo di scegliere ciò che è davvero indispensabile per comprendere una disciplina, ricordarla e utilizzarla.

Perché, alla fine, un buon manuale non è quello che contiene il maggior numero di pagine.

È quello che, una volta chiuso, lascia al lettore il maggior numero di idee chiare.

La chiarezza non è un impoverimento del pensiero. È, spesso, la prova che quel pensiero è stato davvero elaborato. E scrivere in modo chiaro non significa semplificare il diritto: significa rispettare il lettore.

Negli ultimi mesi la collana ha iniziato a prendere forma, con i primi manuali già pubblicati e molti altri in arrivo, insieme ai nostri codici in formato grande, pensati per tornare ad essere davvero leggibili e annotabili, e non destinati solo agli ipervedenti.

Se questa idea di editoria giuridica vi incuriosisce, qui trovate tutti i volumi della collana:

Sono già disponibili i manuali di “Diritto penale”, “Diritto costituzionale” e “Diritto internazionale pubblico”. Entro agosto “Diritto internazionale privato”, “Diritto amministrativo”, “Ordinamento forense e deontologia”, “Diritto privato” e “Diritto commerciale”.

E ovviamente già pronti ad una lettura finalmente agevole i 4 codici: “Codice civile”, “Codice di procedura civile”, “Codice penale” e “Codice di procedura penale”, nei loro aggiornamento 2026.

Cambiare si può. Cambiare si deve.

P.S. Un’ultima precisazione, che considero importante. Non credo ai manuali “definitivi”, così come non credo che una preparazione giuridica seria possa costruirsi su un solo libro. Lo studio del diritto cresce per stratificazione: si leggono opere diverse, si confrontano impostazioni differenti, si approfondiscono gli istituti tornando più volte sugli stessi temi. Anche i Brĕvitĕr nascono con questa consapevolezza. Non pretendono di sostituire la migliore manualistica tradizionale (magari solo la peggiore…), ma di affiancarla quando occorre comprendere con chiarezza una disciplina, riprenderne rapidamente i fondamenti o consolidare la preparazione in vista di un esame, di un concorso o di un’abilitazione professionale.

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© Gianluca Sposito


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