In questi giorni leggo migliaia di commenti sulla vicenda Roggero. Molti invocano addirittura la grazia. Altri parlano con assoluta sicurezza di legittima difesa, di eccesso colposo, di “giustizia ingiusta”.

Da giurista, vorrei fare una proposta molto semplice.

Prima di fare i giudici. Prima di fare gli avvocati. Prima ancora di fare i commentatori, leggiamo almeno la sentenza.

Non quella della Cassazione di pochi giorni fa, che ha reso definitiva la condanna, ma quella della Corte d’Assise d’Appello di Torino, che affronta il merito della vicenda e ricostruisce i fatti sulla base dei filmati di sorveglianza, delle consulenze balistiche, delle autopsie e delle prove raccolte nel dibattimento.

Il link è questo: https://www.giurisprudenzapenale.com/wp-content/uploads/2026/02/sentenza-appello-roggero.pdf

Solo dopo averla letta ci si può formare un’opinione davvero informata.

La mia, da giurista, è molto chiara.

La legittima difesa è uno degli istituti più importanti del nostro ordinamento. Proprio per questo non può essere trasformata in uno slogan politico.

I fatti ritenuti provati nel dibattimento non consentono, a mio avviso, di configurare né una legittima difesa né un eccesso colposo.

Roggero si armò, uscì in strada, raggiunse i rapinatori mentre si stavano ormai allontanando e sparò contro di loro da distanza ravvicinata tutti i colpi disponibili, uccidendone due e ferendo il conducente. Il tutto ripreso dalle telecamere.

I giudici hanno quindi ritenuto integrato un duplice omicidio volontario, commesso da un uomo certamente sottoposto a un fortissimo stress, ma non in un contesto di difesa.

Si può discutere della pena, della politica criminale e perfino dell’opportunità di una grazia, che è un istituto di clemenza, non un giudizio di innocenza.

Quello che non si dovrebbe fare è trasformare un processo penale in un referendum sui social, ignorando una sentenza che la maggior parte di chi ne parla non ha mai letto.

La giustizia può essere criticata. Talvolta deve esserlo.

Ma almeno dopo aver letto e compreso ciò che si critica. E senza strumentalizzare politicamente un drammatico fatto di cronaca.

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© Gianluca Sposito


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