Ieri, nella seconda fase dell’insediamento di Donald Trump, Elon Musk è stato criticato per aver teso il braccio in modalità sospetta, definita ‘fascista’. Se a ciò si aggiunge che sia lui che il nuovo presidente dichiarano costantemente amore verso quello che fu l’impero romano, la storia sembra aver disegnato ancora una volta una sottile linea rossa che dall’antica Roma porta fino ai giorni nostri.

Ma il saluto fascista era davvero quello romano?

Il cosiddetto “saluto romano”, associato al regime fascista, è un simbolo ampiamente frainteso e non ha radici nell’antica Roma, nonostante il nome suggerisca il contrario. La sua diffusione nel Novecento si basa su un’errata interpretazione storica, nata dalla volontà del fascismo di mitizzare l’epoca imperiale romana. Studi accademici e opere artistiche indicano che nell’antica Roma alzare il braccio aveva significati diversi, come rendere onore o esprimere fedeltà, ma mai con la rigidità del gesto fascista.

I poveri fascisti e nazisti erano caduti vittima di un tragico equivoco! Un errore storiografico diffuso e perpetrato da famosi dipinti del XVIII e XIX secolo, in cui artisti come Jacques-Louis David e Jean-Léon Gérôme avevano rappresentato eventi immaginari dell’antica Roma includendo gesti con il braccio teso simili a quello poi adottato da Mussolini e Hitler.

Un altro esempio che può aver tratto in inganno gli sventurati si può trovare a Versailles: una famosa statua del XIX secolo che raffigura l’astronomo e matematico Jean Sylvain Bailly con un braccio alzato e teso, proprio come nel saluto nazista (v. immagine di copertina).

Ciò nonostante, l’Immaginifico Gabriele D’Annunzio fu tra i primi a utilizzare il gesto durante l’Impresa di Fiume nel 1919, contribuendo alla sua diffusione in ambienti proto-fascisti. Dal 1923 il Partito Nazionale Fascista lo adottò ufficialmente, e dal 1926 fu integrato anche nella simbologia nazista, spesso accompagnato dal motto “Heil Hitler”. Opere artistiche e teatrali neoclassiche, come Il giuramento degli Orazi di Jacques-Louis David (1784) e Ave Caesar! Morituri te salutant di Jean-Léon Gérôme (1859), hanno influenzato l’immaginario collettivo, contribuendo a creare l’idea errata che il saluto fosse tipico dell’antichità romana.

Il cinema giocò un ruolo fondamentale nella sua popolarizzazione, con esempi come il colossal italiano Cabiria (di Giovanni Pastrone, 1914), per il quale D’Annunzio scrisse le didascalie, e il film di propaganda fascista Scipione l’Africano (di Carmine Gallone, 1937).

In definitiva, il “saluto romano” è una costruzione moderna, priva di basi storiche nell’antichità classica, e il suo utilizzo durante il fascismo riflette l’appropriazione e la distorsione simbolica di un passato mitizzato per fini propagandistici.

Per mero scrupolo, qualcuno avverta Elon Musk e quanti, anche in Italia, non hanno tempo per documentarsi. Grazie.

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Testo di © Gianluca Sposito. Tutti i diritti riservati.

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