Sto leggendo con grande interesse e divertimento il libro-intervista di Andrea Scarpa a Mario Maffucci, storico dirigente Rai. Per chi ama la storia della televisione, ma anche del costume e della società, è imperdibile.

Mi lascia, tuttavia, perplesso il ricordo di Adriano Celentano a “Fantastico 8” (1987-1988). Ad uso dei meno giovani: quell’anno – dopo la ‘migrazione’ sulle reti Fininvest (oggi Mediaset) delle stelle Baudo, Carrà e Bonaccorti – la Rai cercò di sparigliare e inseguì il colpaccio. Celentano, amatissimo da anni, primo anche al box office con film di successo, avrebbe condotto lo show-principe della televisione italiana: “Fantastico” (ottava edizione). Avrebbe ereditato il timone da Baudo, ma sarebbe stato alla sua prima esperienza televisiva, per giunta in diretta.

Chi lo volle fortemente (Maffucci, appunto) ricorda l’indiscutibile successo di pubblico (la Rai tenne, e continuò a battere gli avversari, che però all’epoca non potevano ancora disporre della diretta). E sempre Maffucci continua oggi a sottolineare come Celentano sia stato un grandissimo personaggio, un visionario, un fuoriclasse anche in televisione. Nonostante qualche problema oggettivo.

Ecco: quali? Piccole cose, come impallarsi muto, non riuscendo più a proseguire nella conduzione, citando la marca di caffè concorrente invece che quella da sponsorizzare, invitando a spegnere i televisori o a cambiare canale in segno di protesta, creando un caso giudiziario poco prima del referendum sulla caccia, mostrando alla ‘lavagna’ come lui, in particolare, avesse ancora bisogno, più che di condurre “Fantastico”, di vedere “Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta” (programma degli anni ’60, condotto dal mitico maestro Alberto Manzi) – ad uso dei più giovani: Celentano, per protestare contro la caccia, su una vera e propria lavagna scrisse “la caccia e contro l’amore”, senza accento sulla ‘e’).

Ebbene, io non voglio togliere i giusti onori a Maffucci che ha, effettivamente, fatto scelte in contesti spesso difficili, e ottenuto risultati straordinari (in termini di numeri). Ma Celentano è da sempre sopravvalutato. E quell’occasione, così come le successive, lo hanno ampiamente dimostrato. L’interesse che suscitava era semplicemente determinato dal chiedersi: “Vediamo cosa combina oggi”. E basta.

Per quello che combinò quella volta a “Fantastico 8” fu pagato, così viene riferito, 6 miliardi di lire (per i più giovani, circa 8 milioni di euro di oggi). I numeri probabilmente premiarono la Rai di Maffucci e gli sponsor. Ma quella la ritengo una delle peggiori pagine della televisione italiana. Reiterata, purtroppo, ulteriori volte, fino a far parlare (Aldo Grasso) di “imbarazzante delirio”. E anche in questi termini: “è ancora convinto che siano sufficienti la sua presenza in scena, i silenzi, un appannato carisma per fare uno show?”, “il dramma di Adriano è questo: quando parla ti auguri che ci dia presto un taglio e canti, ma quando canta ti convinci che è meglio quando parla”.

Conseguentemente, non possiamo lamentarci dei tanti cretini sopravvalutati di oggi: la strada è stata spianata anzitempo.

***“Samurai. Le avventure di un Forrest Gump della tv dietro le quinte del potere”, di Andrea Scarpa e Mario Maffucci, Fuori Scena, 2025.

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Testo di © Gianluca Sposito. Tutti i diritti riservati.

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