
Poiché ho già espresso qualche critica all’aspetto ormai grottesco assunto da Nicole Kidman – in “Holland” come in “The Perfect Couple” – con quella fissità espressiva innaturale che fa pensare ad altro, voglio qui ricordare i tempi in cui non combatteva (invano) con l’anagrafe.
Se non lo avete visto, “The Others” – scritto e diretto da Alejandro Amenábar nel 2001 – è senza dubbio uno dei migliori thriller psicologici di sempre. Il film è liberamente ispirato a “Il giro di vite” (The Turn of the Screw), il capolavoro di Henry James del 1898, già adattato decine di volte per il grande e piccolo schermo a partire dal 1955. Ma “The Others” si distingue: è molto più sofisticato, più evocativo, più potente. E la casa in cui vivono Grace e i suoi figli è diventata una delle location memorabili della storia del cinema dell’orrore, grazie soprattutto a un magistrale uso della luce (ed è una di quelle che ho avuto modo di raccontare in “Overlook”).
E la Kidman, qui, è davvero brava: capace di sfumature, tensioni interiori, dolore e paura. Riusciva ancora a controllare tutti i suoi muscoli facciali, prima di sacrificarli – purtroppo – sull’altare di un’eterna giovinezza che l’ha ingannata.
Peccato: naturale sarebbe stata una bellissima quasi sessantenne.
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