
Il regista c’è: sarà Denis Villeneuve a dirigere il nuovo capitolo della saga. Ma chi indosserà lo smoking di 007, ancora non lo sappiamo.
E allora mi chiedo: che storia ci racconteranno? E soprattutto: torneranno le sue battutacce grevi e maschiliste?
Sì, voglio davvero fomentare una riflessione (anche polemica…) su ciò che è stata l’opera di Fleming, su quel personaggio che l’ha reso ancor più ricco (sì, perché lo era già), e su tutti coloro che hanno sempre riso delle ignobili battute di questo poco nobile protagonista del grande schermo. Quello che beve solo cose agitate, mai mescolate.
Partiamo dal passato.
I film con Connery bilanciavano erotismo e ironia. Ma già allora non mancarono critiche, soprattutto da ambienti conservatori o femministi, che parlavano di “donne-oggetto” e “maschilismo compiaciuto”. Il carisma di Connery e il tono meno farsesco rendevano però il tutto (quasi) elegante.
Poi vennero Moore e Brosnan, e con loro il trionfo dei doppi sensi a sfondo sessuale. Spesso facili, a volte stanchi. Critici e studiosi li hanno letti come parte integrante dell’identità bondiana, ma anche come il segno di una mascolinità datata e compiaciuta, difficile da sostenere oggi.
Con Daniel Craig cambia tutto.
I film diventano più seri, realistici, emotivi. Il linguaggio si asciuga. I doppi sensi scompaiono, lasciando spazio a dialoghi taglienti, sottotesti drammatici, riflessioni sul trauma e sull’identità. È un Bond che non flirta con le parole, ma affronta il dolore.
E nei romanzi?
C’era già tutto, o quasi. Ian Fleming non evitava i riferimenti erotici: li dosava con una certa eleganza narrativa. Ma è il cinema ad aver amplificato la componente sessuale, rendendola sempre più visibile.
Poi, esaurito il materiale originale, qualcosa è cambiato: da GoldenEye in poi (1995), le sceneggiature sono quasi tutte originali, scritte direttamente per lo schermo. I film recenti citano Fleming – nei nomi, nell’atmosfera – ma non si basano più sui suoi romanzi.
Quindi, cosa ci aspetta adesso?
Una storia nuova per forza di cose?
Un Bond alfiere di tempi cambiati?
Un Bond più rispettoso, meno uomo-alfa?
O il tentativo di tenere insieme tutto, tra tradizione, ironia e nuove sensibilità?
Ho una sola certezza: con la regia di Villeneuve, ci vorranno almeno tre visioni per capire chi è il cattivo, due per cogliere la trama e un miracolo per afferrare il finale.
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© Gianluca Sposito