
Chiara Ferragni tecnicamente è stata prosciolta per improcedibilità, non assolta.
Se il giudice avesse voluto, avrebbe anche potuto assolvere nel merito. Invece ha semplicemente constatato l’insussistenza dell’aggravante contestata (la presunta “minorata difesa” di presunti minorati che vanno dietro agli influencer) e ha prosciolto l’influencer con una sentenza di non luogo a procedere dall’accusa di truffa semplice.
Ciò è avvenuto in virtù dei risarcimenti e delle donazioni (per oltre 3,4 milioni di euro), che hanno chiuso il fronte amministrativo (la “pubblicità ingannevole” individuata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) e hanno portato alla remissione delle querele. In assenza di querela, il reato di truffa semplice non è più procedibile.
Dunque, sul piano penale: né colpevole, ma neppure innocente. Né condannata, ma neanche assolta.
Eppure leggo e sento dichiarazioni e spiegazioni piuttosto imbarazzanti, sia dal punto di vista del penalista sia da quello del comunicatore.
Il pandoro-gate è finito, ed è anche simpatica la coincidenza temporale con la fine delle festività. Ma – sia chiaro – nessuno è stato assolto: né la Ferragni né chi, fino ad oggi, ha mangiato e parlato troppo, e male. Come sempre.
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© Gianluca Sposito
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