Ma sì, non ci resta che diventare indifferenti al “refuso”!

Oggi per “refuso” intendiamo una svista, una lettera scambiata, un colpo di tastiera infelice.

È l’evoluzione del vecchio termine tipografico che indicava l’errore materiale nella composizione dei caratteri mobili. Altri tempi.

Quelli di oggi, invece, vedono il refuso come il nemico nascosto, il serial killer di temi, relazioni, articoli, libri e ora, ahinoi, anche di Sanremo.

Il refuso è sibillino, fluido, meschino. Può essere ovunque. Non si fa sentire, sembra insensibile a qualunque forma di prevenzione, ed è certamente formidabile collettore di maleparole (se individuato…).

Eppure, è talmente frequente che l’effetto sorpresa si è nel frattempo sgonfiato. Sì, perché oramai siamo diventati talmente abituati alla sciatteria linguistica che anche una “Repupplica” a Sanremo non ci sconvolge.

Il refuso ha perso l’effetto WOW, ma ha acquisito un’altra forza: quella di farci dubitare persino dell’ovvio.

E quando cominciamo a dubitare dell’ovvio, il problema non è più la tastiera.

Viva la Repupplica! 

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© Gianluca Sposito


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