
Spiace, ma è tutto troppo banale e prevedibile. Dalle canzoni ai siparietti, alle gag degli ospiti chiamati a “ravvivare” ciò che nasce già stanco.
Imbarazzante la convinzione con cui Laura Pausini recita la battuta apparentemente improvvisata, certa della sua intrinseca comicità ed efficacia.
Inutilmente splendida la presenza della statuaria Irina Shayk, che non capisce l’italiano, e quando lo parla sembra recitare proprio come la Pausini — dando voce a battute che definire ingenue è già un atto di generosità. (Chi scrive questi testi? Domanda sincera.)
Sono certo che entrambe siano più intelligenti di quanto il format consenta di mostrare. Ed è questo il punto.
In fin dei conti, mi pare che considerino tutti noi, pubblico, come i cani di Pavlov.
Chi erano?
Ivan Pavlov dimostrò che un suono neutro, associato al cibo, produceva salivazione. Il cane non reagiva più al cibo, ma al segnale.
A Sanremo il meccanismo non è molto diverso: parte la musica, scatta l’applauso; pausa strategica, risata; parola chiave, ovazione.
Pavlov vinse il Nobel per la medicina nel 1904.
Qui, non saprei.
***
© Gianluca Sposito
Ultimi post:
- Dentro il libro
- L’avvocato tra servizio, responsabilità e riscatto
- Bond Cars #1
- Celebrity Cars
- Referendum e/o primavera?