
È appena arrivato su Sky “La memoria dell’assassino” (2023), diretto e interpretato da Michael Keaton, un thriller che esplora i confini tra moralità e decadimento mentale. Il film segue John Knox, un sicario di lunga data a cui viene diagnosticata una forma aggressiva di demenza. Con il tempo che scorre inesorabilmente, Knox cerca di redimersi aiutando il figlio Miles (James Marsden), coinvolto in un omicidio, a coprire le tracce del crimine.
Keaton offre una performance intensa, incarnando un uomo in bilico tra la freddezza professionale e la vulnerabilità di una mente in declino. La sua regia, alla seconda prova dopo “The Merry Gentleman” (2008), recupera le atmosfere del post-noir degli anni ’90, con sonorità jazz. Con un cast che comprende anche Al Pacino nel ruolo di Xavier Crane, amico e collega di Knox.
La lente prospettica è interessante. E porta a domandarsi: la malattia rende tutti più deboli, bisognosi e meritevoli di compassione allo stesso modo?
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