Il 20 dicembre di 50 anni fa usciva “Profumo di donna”: non solo un film, ma un viaggio nelle pieghe più profonde dell’animo umano. Diretto da Dino Risi nel 1974, è tratto dal romanzo breve “Il buio e il miele” di Giovanni Arpino, un’opera che porta con sé tutto il peso della solitudine, della rabbia e del riscatto. Il film, come spesso accade nei capolavori del cinema italiano, non si limita a trasporre fedelmente la pagina scritta, ma la rielabora, dando vita a un racconto visivo straordinariamente intenso e diverso nella sua essenza.

Nel romanzo di Arpino, la narrazione si svolge come un dramma asciutto, crudo e inesorabile. Il protagonista, il capitano Fausto, cieco e amareggiato dalla vita, è un personaggio ancor più cupo e cinico rispetto al film. Dino Risi, invece, decide di stemperare questa amarezza attraverso l’ironia e il carisma di Vittorio Gassman, che veste i panni di Fausto con una maestria senza pari. Il film abbandona alcune delle sfumature più disperate del testo originale e costruisce un personaggio complesso, sì burbero e provocatorio, ma anche capace di una vitalità contagiosa. La sceneggiatura, firmata dallo stesso Risi e Ruggero Maccari, introduce momenti di leggerezza e poesia che rendono la figura di Fausto meno brutale, ma altrettanto memorabile.

La differenza sostanziale risiede proprio in questo: dove Arpino racconta l’irriducibile oscurità dell’animo umano, Risi ci restituisce un racconto più equilibrato, giocato sul filo dell’ironia e della tragedia. La scena iconica del ballo, per esempio, che diventerà uno dei momenti più celebri del remake hollywoodiano “Scent of a Woman” (1992), è nel film italiano una parentesi delicata che illumina, seppur brevemente, la fragilità nascosta dietro l’arroganza del protagonista.

Gassman, con la sua voce potente e il suo carisma naturale, incarna un Fausto che sfida il mondo con parole taglienti e sguardi “vuoti” ma perennemente vivi. Il suo cieco non è solo una vittima della vita, ma un uomo che si arroga il diritto di sputare verità scomode, quasi fosse un profeta decaduto. È qui che Risi e Arpino si incontrano e si separano: entrambi esplorano l’isolamento e il conflitto interiore del protagonista, ma mentre Arpino indugia sul buio, Risi lascia entrare uno spiraglio di luce, affidandosi a un’umanità più empatica e accessibile.

“Profumo di donna” è un esempio di come il cinema possa trasformare la letteratura, prendendosi libertà narrative che non cancellano il messaggio originario, ma lo reinterpretano attraverso la forza delle immagini e delle interpretazioni. Risi crea un’opera che è al tempo stesso fedele e distante dal testo di Arpino, una sinfonia di malinconia e leggerezza che resta impressa nella memoria. Non è un caso che il film fu premiato con il David di Donatello e consacrò definitivamente Vittorio Gassman come uno degli attori più grandi del nostro cinema. E così, tra il miele e il buio, Risi ci lascia un profumo: amaro, dolce, indimenticabile.

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Testo di © Gianluca Sposito. Tutti i diritti riservati.

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