
La somiglianza tra Robert De Niro ed Elio Germano non può non catturare la nostra attenzione, non solo per i tratti fisici che accomunano i due attori, ma soprattutto per l’approccio artistico che li rende figure di riferimento nel mondo del cinema.
È una somiglianza che non si ferma al piano estetico, ma che si estende al modo di comunicare attraverso espressioni sottili, dove ogni micro-movimento del volto racconta qualcosa, lasciando emergere una complessità emotiva rara.
Sul piano artistico, entrambi rappresentano l’essenza del trasformismo, quella capacità straordinaria di annullarsi completamente per lasciare spazio ai loro personaggi. Robert De Niro è diventato leggendario per la sua dedizione, modificando il suo corpo per ruoli come Jake LaMotta in “Toro scatenato” o calandosi nelle profondità oscure di personaggi come Travis Bickle in “Taxi Driver”. Allo stesso modo, Elio Germano si è distinto per il suo camaleontismo, interpretando figure complesse come Giacomo Leopardi ne “Il giovane favoloso” o Antonio Ligabue in “Volevo nascondermi”. Entrambi sono attori che non si limitano a recitare, ma vivono i loro personaggi, portando sullo schermo una verità che va oltre la finzione cinematografica.
Elio Germano è indubbiamente uno degli attori italiani più internazionali proprio per la sua capacità di rappresentare l’introspezione e il tormento con la stessa profondità che De Niro ha saputo regalare al cinema americano. Germano, con la sua sensibilità, ha spesso raccontato l’Italia profonda, complessa e a volte dolorosa, proprio come De Niro ha esplorato l’anima delle periferie urbane e dei personaggi ai margini della società. Inoltre, il legame culturale sembra rafforzare questa affinità. Robert De Niro, da sempre orgoglioso delle sue origini italiane, ha dichiarato in diverse interviste di sentirsi profondamente legato a un certo modo di fare cinema che esplora la fragilità umana e le sue contraddizioni, un approccio che Germano incarna perfettamente nei suoi ruoli.
Entrambi gli attori hanno ricevuto numerosi riconoscimenti che ne attestano la grandezza. Se De Niro è ormai una leggenda vivente, Germano, pur avendo una carriera più giovane, si è già affermato come uno degli interpreti più acclamati a livello europeo. La loro dedizione al mestiere, la loro capacità di calarsi in ruoli emotivamente intensi e la loro sensibilità artistica li rendono straordinariamente simili, quasi come se uno fosse la controparte dell’altro dall’altra parte dell’oceano. Non è solo una questione di somiglianza fisica: è il modo in cui entrambi riescono a raccontare il mondo attraverso i loro personaggi che li rende così profondamente legati.
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Nell’immagine di copertina: in alto in senso orario un ritratto di Elio Germano, Robert De Niro in “Toro scatenato” (1980), De Niro in “Taxi Driver” (1976), ancora Germano in “Favolacce” (2020).
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Testo di © Gianluca Sposito. Tutti i diritti riservati.
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