Su Amazon Prime Video è disponibile “Amore mio aiutami” (1969), quarta regia di Alberto Sordi: un’acuta e amara commedia sulla crisi della coppia moderna, interpretata da lui stesso al fianco di Monica Vitti.

Sordi è Giovanni Machiavelli, un direttore di banca che si vanta di essere un marito moderno, razionale e privo di gelosia. La sua solidità vacilla quando la moglie Raffaella (Monica Vitti), dopo dieci anni di matrimonio, gli confessa di essersi innamorata di un altro uomo e, paradossalmente, gli chiede “aiuto” per fare chiarezza nel suo cuore. Fedele ai suoi principi progressisti, Giovanni accetta di mostrarsi comprensivo, ma in realtà, perdutamente innamorato, mette in atto un piano per impedire alla moglie di finire tra le braccia del rivale. Le macchinazioni di Giovanni si rivelano controproducenti, spingendo la situazione verso una rottura definitiva e violenta. Emblematica e passata alla storia del cinema è la celebre sequenza sulla spiaggia di Sabaudia, in cui un esasperato Giovanni picchia selvaggiamente la moglie, facendo crollare la sua maschera da uomo razionale per rivelare un istinto possessivo e brutale (eppure ridiamo imperterriti di fronte alla straordinaria Monica Vitti che grida “Sì che lo amo!”). Tuttavia, questo è un punto di rottura anche nella trama: nella parte successiva sarà la moglie ad assurgere ad un ruolo completamente nuovo.

Il film analizza con spietata ironia l’ipocrisia che si cela dietro la facciata modernista della coppia borghese, ingarbugliata in un antico gioco delle parti, mescolando scherzo e serietà, candore e perfidia. 

Con Vitti e Sordi in stato di grazia, il film si impose come un’analisi memorabile e feroce, dal sapore cinico e un po’ amaro, delle contraddizioni del maschio italiano. E la domanda arriva puntuale: avremmo, oggi, il coraggio di fare un film così?

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© Gianluca Sposito


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