
La scena, per definizione, è ciò che si vede.
Il teatro, per natura, è ciò che si nasconde.
Prima che una storia si mostri, qualcuno tira le corde.
Qualcuno le allenta.
Qualcuno verifica che la tensione sia giusta — non troppa, non poca.
Perché se tiri troppo, la corda si spezza.
Se allenti troppo, nulla si muove.
Il teatro è un equilibrio sospeso.
Un sistema di fili che devono restare invisibili.
Un’architettura di nodi che reggono emozioni.
È sempre bellissimo calcare il palco.
Ma c’è una bellezza diversa nel tempo che precede la scena:
quando tutto è ancora appeso a un filo,
quando si tirano le fila senza far vedere le corde,
quando si tiene il pubblico — che ancora non c’è — già un po’ sulla corda.
Tra pochi giorni la scena si aprirà.
Le corde resteranno dove devono stare: dietro.
E noi proveremo a far vibrare quelle che non si vedono.
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“Il medico dei pazzi” di Gianluca Sposito e Alessandro Valentini, regia di Chiara Ciaschini e Marco Paladini, produzione Teatro di Pesaro La Piccola Ribalta
Sabato 14 e domenica 15 febbraio

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© Gianluca Sposito