
C’è una cosa che il Tenente Colombo fa meglio di chiunque altro: arriva quando noi sappiamo già tutto.
Abbiamo visto l’omicidio.
Abbiamo visto chi l’ha commesso.
Abbiamo perfino capito il movente.
Eppure restiamo incollati allo schermo.
Perché?
Perché Colombo non è un “chi è stato?”.
È un “come lo incastrerà?”.
E qui entriamo in una distinzione fondamentale della narrativa poliziesca: quella tra whodunit e howcatchem.
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Cos’è un whodunit
Il termine viene dall’inglese “who done it?” — “chi è stato?”.
È il modello classico del giallo:
1. C’è un delitto.
2. L’assassino è ignoto.
3. L’investigatore raccoglie indizi.
4. Alla fine arriva la rivelazione.
È il mondo di Arthur Conan Doyle, di Sherlock Holmes.
È il regno di Agatha Christie, dove il lettore gioca contro l’autore.
La tensione è enigmistica.
Il lettore compete con il detective.
Questo modello domina tra fine Ottocento e prima metà del Novecento.
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Quando cambia tutto: l’“inverted detective story”
Nel 1917 lo scrittore inglese R. Austin Freeman pubblica racconti poi raccolti in The Singing Bone.
Qui accade qualcosa di nuovo:
• Il lettore vede il crimine.
• Conosce il colpevole.
• Segue l’indagine dall’esterno.
Non è più una caccia al nome.
È una caccia al metodo.
Nasce quella che la teoria chiama inverted detective story — l’antenata diretta dell’howcatchem.
La domanda non è più:
Chi è stato?
Ma:
Riuscirà a farla franca?
La tensione diventa psicologica.
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Il cinema: tra sperimentazione e ambiguità
Il cinema inizia a giocare con questa struttura negli anni ’50 e ’60.
Film come Les Diaboliques mostrano in parte il crimine e costruiscono la suspense non tanto sull’identità del colpevole quanto sulla tenuta del piano.
Ma il cinema, per sua natura, resta spesso legato alla sorpresa finale.
L’howcatchem puro trova la sua vera casa altrove.
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La consacrazione televisiva: Colombo
Nel 1968 va in onda il film pilota di Columbo, intitolato Prescription: Murder.
La struttura è rivoluzionaria nella sua semplicità:
1. Assistiamo all’omicidio.
2. Conosciamo l’assassino.
3. Arriva un detective apparentemente distratto.
4. Inizia una lenta demolizione logica e psicologica.
La suspense nasce dal conflitto tra due intelligenze, non dall’enigma.
Il pubblico è in posizione di superiorità informativa rispetto all’investigatore — ma scopre presto che l’investigatore sa più di quanto sembri.
Con Colombo, l’howcatchem diventa formula stabile e riconoscibile.
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Perché questo passaggio è così importante
Il whodunit è figlio dell’Ottocento razionale:
ordine, logica, soluzione.
L’howcatchem è figlio del Novecento inquieto:
psicologia, ambiguità, tensione morale.
Nel primo caso, il detective illumina il buio.
Nel secondo, osserviamo il colpevole mentre il cerchio si stringe.
È un cambiamento di prospettiva:
non più il mistero dell’identità, ma il dramma della responsabilità.
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Dall’enigma alla trappola
In fondo, Colombo funziona perché mette in scena una verità sottile:
non è difficile uccidere senza essere visti.
È difficile vivere dopo averlo fatto.
Il piacere non è scoprire “chi è stato”.
È assistere al momento in cui l’assassino capisce di essere perduto.
E forse è proprio questo il motivo per cui, ancora oggi, sappiamo già tutto…
e continuiamo a guardare.
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Non a caso, nel catalogo di Edizioni Intra, la Collana Crimina accoglie numerosi esempi di romanzi che lavorano proprio su queste architetture: testi pienamente whodunit, ma anche opere che anticipano o sperimentano dinamiche più vicine all’howcatchem. Due forme diverse, entrambe vive, entrambe efficaci — ma con meccanismi di coinvolgimento profondamente differenti.
https://edizioni.intra.pro/libri/#collana-crimina
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© Gianluca Sposito
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