Le Olimpiadi rappresentano un enorme interruttore di fari, accesi inevitabilmente su tutto. Oltre che su Petrecca e la sua memorabile telecronaca RAI della cerimonia di apertura, il New York Times ha acceso il suo su Milano e le sue contraddizioni.

Ne parla un bell’articolo di Vittorio Feltri su Il Tempo (https://www.iltempo.it/personaggi/2026/02/14/news/vittorio-feltri-new-york-times-milano-manhattan-olimpiadi-senzatetto-critiche-usa-ipocrisia-crisi-46347101/). E ci racconta di come gli inviati del prestigioso quotidiano siano andati in giro per la città, evidenziandone le due facce: “quella patinata delle Olimpiadi, campi di ghiaccio, impianti stellati, biglietti da mille e una notte per una poltroncina in decima fila alla partita di hockey, e quella dei giacigli consunti dei senzatetto che si contendono gli androni di periferia e si allungano sui marmi lustri della Galleria Vittorio Emanuele pregando Dio di concedergli un altro goccio di vino… Infine hanno vergato il ferale verdetto: Milano spaccata in due. Bipolare. Contraddittoria. Per certi versi falsa. Poveri da una parte e ricchi dall’altra”.

Feltri ha però prontamente smascherato l’ipocrisia a stelle e strisce, e ribattuto: “sono tanto diverse le nostre città metropolitane dall’America allucinata, confusa, contraddittoria di Trump dove i derelitti aumentano a dismisura e non esiste un sistema sanitario pubblico che copra le spese mediche degli abbienti, figurarsi di quelli che non hanno nulla e non pagano le tasse?”

Vero. Giusto. Tutto, però.

È drammatico anche il solo accostare il nostro Paese a quello di Trump.

È drammatico che in questo Paese si faccia finta di non vedere disparità sociali sempre più abissali.

È drammatico che questo Paese discuta, nel frattempo, prendendosi anche a maleparole ai più alti livelli, di riforma della giustizia (ma quale?), di Pucci e di curling.

Far finta di niente, però, è lo stesso atteggiamento di chi si fa un selfie con il cadavere come sfondo.

Non possiamo essere spettatori di una tragedia, perché ne siamo vittime inconsapevoli, e rischiamo di diventarne pure complici.

Meno male che dalla prossima c’è Sanremo, dai. Altro faro, ma su canzoni e fiori.

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© Gianluca Sposito


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