
Ho visto “Marilyn ha gli occhi neri” di Simone Godano (2021, disponibile su Netflix) e non mi è dispiaciuto affatto. È uno di quei film che ti porta a riflettere sulle fragilità umane senza risultare pesante, ma al tempo stesso non scivola mai del tutto nella commedia più leggera. Questo equilibrio è certamente difficile da mantenere, e qui il merito va sia alla regia che agli attori.
Stefano Accorsi, in particolare, ha avuto un ruolo tutt’altro che facile. Interpretare Claudio, un uomo pieno di tic, insicurezze e rabbie represse, poteva facilmente portarlo a esagerare, a farlo sembrare caricaturale. Invece, il suo è un personaggio complesso e sfaccettato, che pian piano lascia intravedere il suo lato più vulnerabile.
Certo, si potrebbe dire che il film a tratti sembri un po’ incerto su quale tono scegliere. Alcuni momenti di leggerezza potrebbero sembrare in contrasto con la profondità dei temi trattati – malattia mentale, solitudine, bisogno di accettazione – e capisco chi può trovare questo un po’ destabilizzante. Però è anche vero che proprio questi sbalzi rendono il film più umano, meno “costruito”, come se riflettesse la complessità della vita stessa.
E poi c’è quella delicatezza di fondo che mi ha colpito: niente è raccontato con pietismo, e il messaggio finale, pur senza banalità, lascia un filo di speranza. Visivamente è anche molto curato, con una colonna sonora che accompagna senza prevaricare. È un film che può valere la pena vedere, imperfezioni incluse.
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Testo di © Gianluca Sposito. Tutti i diritti riservati.
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